Appena giunta mi fa accomodare, quasi scusandosi per il disagio: «Qui avevo un salotto, ma ho dovuto toglierlo e far spazio per le cassette». È una giornata di fine febbraio grigia, piovosa e uggiosa, ma sotto i teli di plastica la serra di Imma Migliaccio si illumina del verde declinato dalle mille sfumature di ortaggi che – come poi mi spiegherà – si offrono alla vista del suo orto biologico a Nocelleto di Carinola, in provincia di Caserta, e dal dolce sorriso di una donna determinata a seguire la sua strada, non proprio incline per così dire a quelle leziosità tipicamente di appannaggio femminile.

Ci sediamo su due seggiole ai piedi dell’orto, messe al riparo dalla pioggia che batte incessante, e comincia a raccontarmi di lei. È nata ad Orta di Atella ma risiede ad Aversa, una laurea in Giurisprudenza riposta nel cassetto, e la scelta di mettere a coltivazione questa meraviglia della natura che ho davanti agli occhi, un terreno di proprietà del padre Eduardo che in precedenza era stato destinato a un allevamento bufalino. Dopo una prima parte di terreno – chiamato dalla famiglia “il parco piccolo”, perché venivano sistemati qui gli animali appena partoriti con i bufalotti lattanti come in una sorta di “nido” – prende vita questa realtà aziendale agricola, che personalmente mi dà l’idea di una cattedrale con le arcate di metallo della serra.

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ABIM è l’acronimo che deriva da Azienda Biologica Immacolata Migliaccio, dove il terreno non è sfruttato dal punto di vista vegetativo. Dapprima le verdure vengono coltivate per un consumo personale, successivamente si passa ad una scelta più ampia: è dal 2010 che Imma comincia a ragionarci sopra, per poi, nel 2012, uscire in commercio sul mercato.

«Se oggi fosse stata una bella giornata di sole – mi dice – avresti visto questo verde diventare fluorescente intenso sotto i raggi solari». Si accorge che il mio sguardo si perde fra le verdure restituendomi una pacata luce, davvero ha un effetto benefico di serenità immergersi spaziando fra gli ortaggi di vario colore. Commercialmente il prodotto te lo sottopagano, con il risultato che hanno speculato i mediatori e i grossi commerciantiMi viene in mente l’argomento “terra dei fuochi”, è naturale chiederglielo visto che siamo in un territorio limitrofo a quello del basso casertano martoriato dalla campagna di pubblicità negativa; mi risponde cosi: «Dal punto di vista commerciale è servita solo ad arretrare, il danno d’immagine è stato devastante, soprattutto a danno degli imprenditori. Il malessere è che si è fatta di tutt’erba un fascio (e questo è proprio il caso di dirlo, ndr), commercialmente il prodotto te lo sottopagano, con il risultato che hanno speculato i mediatori e i grossi commercianti».

Fra i sipari di insalate c’è la produzione di scarola, bietola, barbabietola, cavolo e cavolo-rapa, cicorie per l’autunno-inverno, in primavera legumi e taccole, in estate peperoni, melanzane e zucchine, in autunno ancora zucche, e poi di nuovo con la bella stagione meloni, angurie, fragoline, erbe aromatiche, fagioli.
La ABIM lavora in biologico certificato e fornisce in prevalenza un mercato non italiano: «Ma lavoriamo anche per mense biologiche nel Lazio», tiene a precisare Imma. «Qui ho immaginato di fare una linea gourmet, un vero percorso del gusto fra varietà di ortaggi selezionati, un percorso di gusto da proporre al consumatore finale, e per varietà anche che non sono facilmente reperibili».

Imma è anche “agricoltore custode”, cioè impegnata a ritrovare le essenze vegetali dalla banca del seme del CRA – Centro Ricerche ad Acerra – per il progetto Arca 2010 «per riprodurre i semi di varietà antiche, parte ritornano alla banca in archivio e parte vanno in campo a essere coltivati». In questa selezione la aiutano le competenze da sommelier, cui deve un approccio più selettivo nei sapori, apprezzando la differenza fra insalate dal punto di vista degustativo organolettico. Un altro argomento che mi spiega è la consociazione e la rotazione delle coltivazioni: «Sopra uno stesso appezzamento non si ripete la stessa coltura per meglio rinnovare il terreno e non impoverirlo di elementi, la consociazione permette di coltivare insieme colture che hanno affinità e trovare elementi in comune e difendersi da attacchi ambientali per un equilibrio naturale».

Quando metti un seme e poi germoglia, e poi fruttifica, l’emozione che provi ti accompagna per tutta la vitaNei quattro ettari totali fra spinaci, agretti, cipolla, aglio, fave, piselli, fagioli, si avvale di tre o quattro collaboratori stagionali in base all’intensità del lavoro. Mi confida il sillogismo poco reddito molta passione, passione per l’ambiente che si snoda anche in famiglia dal momento che il fratello Nicola è impegnato attivamente nella ripresa della lavorazione della canapa, attività già gestita in passato nei terreni del nonno Arturo, e ricopre attualmente la carica di fiduciario della Condotta Agro Aversano-Atellano per Slow Food. E passione che si evidenzia in modo particolare quando in questo paradiso di verde mostra il suo giardino “delle rose”: «Quando metti un seme e poi germoglia, e poi fruttifica, l’emozione che provi ti accompagna per tutta la vita».

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