Ponticelli 2003: nel quartiere popolare della parte orientale di Napoli iniziano i primi lavori per uno dei progetti più ambiziosi dell’intero sud d’Italia, il cosiddetto Ospedale del Mare. Un’opera imponente sia a livello economico sia architettonico, derivante da uno dei modelli di presidi ospedalieri ideati da Renzo Piano, il primo ospedale i cui lavori sono stati avviati tramite la forma di “project financing” sanitario, ovvero un connubio tra finanziatori privati e pubblici.

Infatti. nel 2001, il famoso architetto italiano firmò un protocollo d’intesa con l’allora presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, impegnandosi a realizzare un progetto maestoso e all’avanguardia, poiché questa struttura nasceva con l’intento di sostituire ben quattro nosocomi ormai obsoleti, come il Loreto Mare, l’Ascalesi, gli Incurabili e il San Gennaro e quindi coprire il bacino d’utenza oltre della periferia est anche dei Comuni vesuviani limitrofi.

La fine dei lavori era prevista per il 2008, poi per il 2010 e per il 2012. Ora la nuova data è gennaio 2016.Un progetto fin dal 2004 ampiamente messo in discussione con numerose aperture e chiusure dell’enorme cantiere situato nella zona del Lotto Zero, uno dei rioni popolari del quartiere. L’opera parte nel 2004 e per due anni le gru sono al lavoro in maniera intensiva, poi nel 2006 il primo fermo, le prime voci sull’infiltrazione camorristica che avrebbe gestito le gare d’appalto e fino al 2011 l’ospedale diventa uno scheletro. Ad ogni tornata elettorale, sia comunale sia regionale, si riaccendono i riflettori sul cantiere dell’Ospedale del Mare ed esso diventa la promessa da mantenere per ogni candidato che si rispetti. La fine dei lavori era prevista per il 2008, poi per il 2010 e per il 2012. Ora la nuova data è gennaio 2016.
Undici anni di lavori, ricorsi in Cassazione, operai licenziati, beffe organizzative che di anno in anno si sono trasformati in uno sperpero di soldi pubblici senza fine.

Ma che cosa significherà l’Ospedale del Mare per la Regione Campania? Un’azienda ospedaliera all’avanguardia, un polo specialistico d’eccellenza per tutta la regione, un vasto parcheggio e un hotel per i parenti dei pazienti.
Tutto questo è stato quasi realizzato, con l’ausilio di fondi europei, regionali, statali e privati e la ditta che si è occupata della costruzione è l’Astaldi con altre quattro S.p.A., ovvero la Giustino Costruzioni, Siemens, Ing. C. Coppola Costruzioni S.r.L. e la Girardi Costruzioni Industriali.

L’opera conterà 500 posti letto, 18 sale operatorie, 6 sale endoscopiche, 4 sale parto ed un centro dedicato all’amministrazione, oltre l’albergo e il parcheggio esterno. Con l’accordo con la Regione, il Comune di Napoli e l’Asl Napoli 1, le ditte si impegnavano a finire i lavori in 42 mesi dalla firma e il costo totale per la realizzazione era in partenza 209 milioni di euro, ripartiti tra pubblico (53%) e privato ( 47%).

Nel 2009, la Regione affida il commissariamento dei lavori a Ciro Verdeoliva, il quale ancora oggi detiene l’incarico ed è stato lui stesso lo scorso marzo ad inaugurare il poliambulatorio, ovvero la prima struttura ad entrare in funzione all’interno dell’Ospedale del Mare.

Il modello di centro d’eccellenza progettato da Renzo Piano doveva accogliere tutti i pazienti della città di Napoli e delle zone circostanti, diventando uno degli ospedali più moderni e specializzati dell’intero sud d’Italia. Un bacino d’utenza talmente vasto che le spese tra attrezzature, apparecchiature biomedicali e strumentazioni varie, hanno alzato il costo totale a 365 milioni di euro. Cifre stratosferiche se si pensa ai vari stop dei lavori, che sono costati altri soldi ai cittadini campani. Attualmente, con 250 operai (all’inizio ne erano in 350) la proroga è arrivata al gennaio 2016, in cui è prevista l’esatta funzionalità di ogni reparto ospedaliero.

La location è addirittura a rischio eruzione. Ponticelli è praticamente collocata nella zona rossaLa location è addirittura a rischio eruzione. L’Ospedale del Mare è oggetto di una discussione molto importante, che riguarda l’area in cui si sono poste le fondamenta per la realizzazione. Ponticelli è praticamente collocata nella zona rossa, identificata come area altamente pericolosa nell’eventualità dell’eruzione del Vesuvio e la più grande opera sanitaria italiana è stata realizzata giusto a 100 metri da questa zona, cioè nella zona gialla, che è di media pericolosità. Un indice più basso ma in un’area comunque considerata rischiosa.

Era il 13 marzo scorso, quando il governatore della Campania uscente, Stefano Caldoro, inaugurava il poliambulatorio di Ponticelli, con un anticipo di cinque mesi rispetto alla data prefissata dal cronoprogramma della macchina organizzativa.
Dopo i brindisi dell’inaugurazione però, il centro dedicato alle visite mediche specialistiche risulta essere funzionante a giorni alterni. Questo significa che non tutti i reparti sono davvero usufruibili dai pazienti. Quelli in cui è possibile prenotare o effettuare una visita medica sono soltanto dermatologia, cardiologia ed ecografia.

Il centro delle prenotazioni, a più di un mese è mezzo dall’apertura, non funziona al cento per cento e i pazienti tardano ad arrivare. Sì perché una volta entrati in questa struttura avveniristica e ultramoderna ci si rende conto che qui i principali destinatari del servizio sanitario non ci sono e data anche la scarsità dei reparti aperti fino ad ora possiamo bene capire il perché. Strumentazioni pochissime, personale medico ancora in fase di sperimentazione, operai ed addetti alla security che si destreggiano tra gru e scarse informazioni da dare ai pazienti.

Inoltre, a fine maggio, i bus navetta per collegare il polo ospedaliero da Piazza Garibaldi non sono stati ancora attivati e la stazione più vicina risulta essere quella di Ponticelli Vesuvio De Meis, abbandonata da ormai anni.

Riassumendo, 365 milioni di euro spesi, 11 anni di lavori, un cantiere ancora in costruzione e soltanto 3 reparti funzionanti a ridosso delle nuove elezioni regionali di maggio 2015. Ad oggi l’Ospedale del Mare è una promessa non mantenuta, che diventa di volta in volta il jolly di ogni amministrazione regionale per avere consensi tra i cittadini, l’esempio lampante che tra il dire ed il fare in Italia c’è di mezzo il mare, con tutto un ospedale.

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