Di certo c’è solo che il 31 marzo è passato e gli Opg sono ancora lì, con all’interno il loro carico umano che attende il proprio destino. Magari non ci saranno nuovi ingressi, intanto però bisogna decidere: Rems, carcere ordinario, arresti domiciliari, Dipartimenti di salute mentale, famiglia o libertà per chi ha scontato la pena ma è rimasto suo malgrado, martire dell’ergastolo bianco. Ed è qui che le certezze si sgretolano come un colosso di argilla colpito da un terremoto.

Perché se da un lato il Governo ha imposto la parola fine alle proroghe sulla chiusura degli Opg, dall’altro le Regioni sono in netto ritardo nel mettere a disposizione le strutture alternative. Le Rems (Residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza) di Campania, Puglia e Calabria non sono ancora pronte. In Sicilia al momento “Naso” è attiva ma i ritardi delle Regioni hanno delle conseguenze incoerenti rispetto alla legge, la quale prevede che i degenti siano avvicinati quanto più possibile ai loro luoghi di residenza.

Situazione al 31 marzo 2015 all’interno degli Opg di Aversa, Napoli-Secondigliano e Barcellona Pozzo di Gotto (fonte Associazione Antigone)

Aversa

Presenti 96 internati, circa 50 provenienti dal Lazio. Pochi i campani.
I poliziotti penitenziari impegnati nell’Opg sono 79.

Degli internati, quelli per cui è stata accertata la pericolosità sociale e stanno quindi scontando la misura di sicurezza sono 39. La maggior parte delle persone internate è in misura provvisoria. 6 reparti di cui 2 a gestione sanitaria e 4 a gestione sanitaria/penitenziaria.
Ci sono delle persone che sarebbero dimissibili per quanto riguarda la loro pericolosità sociale ma che l’Opg non riesce a dimettere per mancanza di accoglienza sanitaria sul territorio.

Viene assicurato che dal 31 marzo nessun internato farà più ingresso nell’Opg.

Napoli

Le persone presenti sono 84, su una capienza di 100 posti. La maggior parte campani (52) e laziali (22). 23 internati sono in modalità provvisoria, 55 hanno progetti personalizzati e potrebbero uscire ma di questi solo 29 sono in uscita presso strutture atte ad accoglierli.

La situazione organizzativa di Napoli e la condizione ancora precaria delle Rems non consentono di prevedere una chiusura definitiva in tempi brevi.
Gli agenti di polizia penitenziaria sono 69 su 118 unità previste dalla Pianta Organica. Gli educatori in servizio sono 3, mentre 4 sono i medici incaricati, più uno mensilmente in distacco nel Centro Penitenziario di Secondigliano. 2 sono gli psichiatri, cui se ne aggiunge un terzo per due volte alla settimana.

Come per Aversa, dal 31 marzo l’Opg di Napoli non dovrebbe accogliere ulteriori persone in entrata.

Barcellona Pozzo di Gotto

Gli internati sono 139 più 17 aggregati a lavoro provenienti da altre carceri, di cui 8 donne. 6 sono “in osservazione” da altre carceri o in attesa di processo; 8 hanno sviluppato problemi psichici durante la detenzione; 58 sono in “Casa di cura e custodia”, 22 definitiva e 36 provvisoria; 11 in custodia attenuata (in un padiglione a parte con personale solo sanitario); 33 sotto misura di sicurezza provvisoria e 23 prosciolti per infermità mentale.

La direzione prevede che una dimissione totale dall’istituto potrebbe avvenire intorno alla fine del 2015. La prospettiva della struttura dopo la chiusura definitiva è quella di diventare un istituto detentivo “ordinario”, con particolare inclinazione ad accogliere i casi con problemi psichici.

La struttura consta di 8 padiglioni, per un totale di 58.000 mq.

«Invece – afferma padre Pippo Insanna, cappellano dell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto – i primi ad entrare nella Rems sono stati alcuni pazienti pugliesi e lucani». In Campania anche le cosiddette pre-Rems hanno tempi lunghi di apertura. L’unica ad essere attiva è Mondragone, solo otto posti letto e, per ora, quattro degenti. Anche qui la legge è completamente disattesa: due “ospiti” provengono dal Lazio. Ma le Rems, come si legge in una nota dell’Asl di Caserta, sono «una misura residuale, l’estrema ratio del provvedimento del magistrato». Insomma, non devono «rappresentare la valvola di sfogo per i Dsm poco attrezzati o poco presenti sul territorio».

opg 5

Già, facile a dirsi. «Il problema è che i Dsm sono sordi a prendersi cura di queste persone», sostiene con decisione Fabio Dito, psicologo e referente di StopOpg. «Questo è un problema culturale. Non è possibile che la reclusione sia l’unica risposta per gli indimissibili. Sono persone che hanno bisogno di una forte organizzazione intorno a loro. Invece nelle Rems vige un regolamento penitenziario e sono strutture nate per nascondere i reali problemi. La verità è che gli Opg si potevano svuotare senza la legge Marino. Bastava applicare due sentenze delle Corte Costituzionale, la 253/2003 e la 367/2004. Non si è fatto perché i Dsm latitano. La mia non è una posizione ideologica. È chiaro che, ad esempio, i serial killer devi seguirli in maniera costante e molti di loro stanno nelle carceri ordinarie. Ma i Dsm devono aumentare la loro offerta terapeutica e attrezzarsi per accogliere queste persone. Non ci sono più giovani, non ci sono percorsi formativi».

Sulla stessa linea, con qualche sfumatura, è Giuseppe Ortano di Psichiatria Democratica. «Ci saranno le Rems ma il vecchio Codice Rocco resta ancora valido. C’è il rischio che si creino nuovi piccoli Opg, in località isolate. Le Rems avranno una gestione totalmente sanitaria. All’esterno dovrebbe esserci una vigilanza, anche privata. Saranno strutture piccole, decentrate e il rischio di una carenza di personale è alto. Ci deve essere un’intesa tra la magistratura e le strutture sanitarie mentali. Pochi di coloro che sono reclusi hanno commesso reati gravi, come l’omicidio. La maggior parte reati minori come furti, resistenza a Pubblico ufficiale o, al massimo, maltrattamenti in famiglia. Chiudere gli Opg è una cosa buona ma chiuderli definitivamente è come svuotare il mare con un secchiello bucato. La legge Basaglia andò in vigore nel ’78 e solo nel ’98 ci fu la chiusura definitiva del manicomio di Aversa, la Maddalena, con l’uscita dell’ultimo paziente. Speriamo di non aspettare anche noi vent’anni».

Tabella dettagliata su sede, data attivazione e posti letto delle Rems (fonti Regione Campania e StopOpg)

tabellarems

Soluzioni transitorie (cosiddette pre-Rrems)  per persone della Regione Campania dal primo aprile 2015 (?) (fonte Regione Campania)
Roccaromana loc. Statigliano (Ce) posti letto 20
Mondragone (Ce) posti letto 8
Bisaccia (Av) posti letto 10

Questo è il pessimismo realistico di chi opera sul territorio, nelle strutture sanitarie pubbliche, a stretto contatto con la quotidianità dei Dsm o degli Opg. Ma per chi ritiene che un primo importante obiettivo sia stato raggiunto, è doveroso considerare con fiducia il futuro. «Ci siamo opposti in Commissione Igiene e Sanità ad un ulteriore proroga degli Opg e il Governo ci ha dato ascolto», afferma con orgoglio il senatore Lucio Romano. «Abbiamo poi effettuato dei sopralluoghi negli Opg per verificare lo stato dell’assistenza degli internati e l’organizzazione territoriale in vista della chiusura. Si passerà, quindi, da una dimensione detentiva a un’assistenza unicamente sanitaria. La sicurezza esterna delle Rems verrà assicurata dalle forze di polizia e dalle prefetture. Non mi risulta che verranno coinvolti istituti di vigilanza privati».

opg 4E sull’efficienza di Dsm e Rems non ha dubbi: «Nei Dipartimenti di salute mentale ci andranno le persone che hanno estinto la pena o che non hanno gravi problemi. Non c’è il rischio che le Rems diventino dei piccoli Opg. Ci sarà un numero ridotto di internati che torneranno nelle proprie zone di residenza».

Come ogni luogo di detenzione, anche gli Opg raccontano storie e sono memoria storica per una comunità. Il magistrato Nicola Graziano ha vissuto tre giorni da internato nell’Opg di Aversa, il più antico d’Italia (1786), condividendo ansie, gioie e speranze dei degenti. Da una ricerca storica sui “pazzi per la libertà” ne ha poi tratto un libro edito da Feltrinelli. «C’è incompatibilità tra la detenzione e la malattia mentale. Con la riforma si passerà dagli Opg alle Rems, che non devono diventare un nuovo muro. Nella mia esperienza di limitata reclusione, mi sono reso conto che la maggior parte degli internati potrà essere gestito in una forma diversa ma, nello stesso tempo, non ho visto una disciplina carceraria ferrea».

Non si può non parlare di cosa sarà l’Opg di Aversa una volta definitivamente chiuso. «Non posso immaginare che un posto bello come l’Opg di Aversa faccia la fine della Maddalena. Prima proponiamo un progetto alternativo meglio è, altrimenti sarà facile per il Ministero imporre la propria idea. Per partito preso sono contrario che diventi un carcere ma se non ci sono altre proposte cosa dobbiamo farne? L’Amministrazione cosa fa? Le associazioni e i cittadini cosa propongono? Il patrimonio di archivio storico deve essere comunque conservato. Da questo materiale ho tratto il libro sui partigiani reclusi nell’Opg. Un milionesimo di ciò che sta dentro».

Intanto c’è già chi si è messo all’opera, ma a Napoli. L’ex Opg del rione Mater Dei, chiuso nel 2008, è stato “riaperto” dai ragazzi di “Je so’ pazz”. «Sono due i motivi che ci hanno indotto ad occupare – spiega Salvatore Bretonil primo è che vogliamo porre il problema del riuso sociale di questi spazi, da luoghi di sofferenza a luoghi d’incontro. Il secondo è che siamo in una struttura di 9.000 mq composta da quattro edifici, con tre cortili grandi e uno più piccolo, più un orto. Una piccola cittadella inutilizzata e saccheggiata nel cuore della città. Grazie alle nostre iniziative la gente del quartiere ora vive questo spazio, dopo esserne stata spaventata». Il 31 marzo è passato ma di Opg, Rems, pre-Rems, Dsm ne sentiremo ancora parlare. Purtroppo.