Il 19 maggio 2015 Matera è stata proclamata ufficialmente dal Consiglio dei ministri dell’UE capitale della cultura europea per il 2019, assieme alla città bulgara di Plovdiv: il sindaco, Salvatore Adduce, ha ringraziato gli studenti e gli insegnanti che, qualche anno fa, hanno proposto e sostenuto la candidatura della loro città nel Vecchio continente.

Non sarà necessario aspettare quattro anni per farsi attirare da Matera, richiamati dal paesaggio storico dei pascoli della Murgia e dai Sassi, dal 1993 dichiarati Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Fin da oggi, inoltre, diventa più ricca la programmazione di eventi culturali che accompagnerà la città fino al 2019.

“Sassi” è il nome dei due rioni nelle valli a Nord e Sud: il Sasso Baciano e il Sasso CaveosoAl nostro arrivo, il primo accento materano che sento è quello di Tonia, la proprietaria del B&B in cui alloggeremo: un accento che non avevo mai sentito, non simile ai campani, né al barese. Immediatamente, Tonia mi chiarisce che siamo sulla Civita, la parte più antica della città, invece “sassi” è il nome dei due rioni nelle valli a Nord e Sud: il Sasso Barisano, così chiamato – dicono – perché rivolto verso il capoluogo pugliese, e il Sasso Caveoso, il più antico ed esteso. Qualcuno ha detto efficacemente che lo sperone e le sue due valli hanno la forma di un omega, l’ultima lettera dell’alfabeto greco. A dominare la Civita è posta la cattedrale, attualmente in restauro, ma aperta al pubblico. La sua facciata guarda il Sasso Barisano. In stile romanico pugliese, fu costruita nel XIII secolo in tenera calcarenite locale, detta semplicemente “tufo”. È la roccia bianca, di cui è costituito in gran parte il territorio, che riemerge nelle forme della città, soprattutto nelle case e nelle chiese rupestri: l’architettura costruita, intesa come addizione di elementi, qui sembra venuta dopo un’architettura che, a partire dal pieno, lo ha svuotato, scavando nella roccia e modellando così gli spazi del vivere.

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Dalla piazza della cattedrale ci incamminiamo verso via Muro. Si tratta di pochi passi. Sbirciando nel bar alla nostra destra, noto la foto di Morgan Freeman, autografata di recente. Superando Palazzo Gattini, si osserva la targa che ricorda l’ospitalità ricevuta dal presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli, in occasione di un viaggio politico in Basilicata, agli inizi del Novecento.

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L’andamento della strada, gli archi, la disposizione delle case, i cortili, le scale che percorriamo segnalano l’ininterrotta continuità insediativa che ha caratterizzato la Civita, inoltre danno un aspetto molto articolato, suggestivo a questa strada, che fu scelta da Mel Gibson per le scene della via Crucis. Tonia, mentre percorriamo la salita, racconta che dieci anni fa, all’epoca delle riprese di “The Passion of the Christ”, era incinta della sua secondogenita e ricorda che, mentre spiava il cast, Monica Bellucci si avvicinò al primo figlio e lo prese in braccio. «Qui è caduto Gesù, qui incontra Maria, qui Maddalena». Mi ricorda i punti  in cui hanno girato le diverse scene. Da poco è partita la troupe di Bekmambetov, che ha chiesto la disponibilità anche dei suoi alloggi per girare in via Muro, il remake di “Ben Hur”.

Ed eccoci arrivate sulla terrazza che domina il Sasso Caveoso. Lo sperone che divide i due Sassi, la Civita, è stato sede dei primi insediamenti preistorici. Abitato con continuità dall’Età del Bronzo è diventato la città murata medievale. Dal XIII secolo nelle valli laterali, anch’esse con testimonianze di insediamenti remote, cominceranno a crescere i rioni dei Sassi, che si fonderanno con la Civita.

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Da dentro, il Sasso Caveoso appare silenzioso. Si scende fra resti di abitazioni e di vita, invasi dalla vegetazione spontanea. Di giorno sono aperte piccole botteghe. Si possono visitare le tipiche case-grotte in cui famiglie di contadini, operai e artigiani vissero fino alla “Legge speciale per il risanamento dei Sassi” del 1952, quando dichiarate inabitabili vennero espropriate e cominciò il trasferimento della popolazione nei quartieri della città moderna. Oggi, circa il 70% dei Sassi è proprietà del Demanio statale. Muovendomi fra le diverse chiese rupestri il paesaggio è straordinario: il canyon della gravina, il torrente, le  grotte, gli orti. Riconosco il paesaggio del “Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini.

Di sabato sera il centro moderno di Matera, il “Piano”, sviluppatosi fuori dalle mura, a partire dal XVII secolo, è vivace ma non chiassoso.

Le piccole case senza finestre o balconi, in cui l’aria poteva entrare solo dalla porta, sempre apertaIncamminandomi verso il Sasso Barisano ho l’impressione di scendere nell’inferno dantesco: dall’alto guardo la strada che si va attorcigliando lentamente su se stessa, così da far sparire le gambe, la schiena, infine la testa di chi entra nel rione. Anche alla sorella di Carlo Levi venne in mente Dante, per la forma a imbuto dei Sassi, quando li visitò per la prima volta. La impressionarono le piccole case senza finestre o balconi, in cui l’aria poteva entrare solo dalla porta, sempre aperta. Un solo ambiente faceva da camera da letto per la famiglia e da stalla per gli animali. Pubblicata nel Cristo si è fermato a Eboli, la sua testimonianza sulla condizione in cui si viveva in quelle abitazioni scosse le coscienze degli intellettuali e della politica italiana.

A fine giornata, camminando fra i vicoli, ripenso alla visita mattutina a Casa Noha, alle informazioni che ho preso in questi giorni. Provo a mettere in fretta, ma inutilmente, ordine: gli Armeni  giunsero in epoca bizantina; la presenza araba si individua nell’architettura urbana; l’arrivo di suore palestinesi potrebbe essere stata legata alla crociata di Federico II. La religiosità, l’incidenza sul territorio del monachesimo bizantino e quello benedettino. I resti nel museo archeologico: dal Paleolitico all’Età del Bronzo, dai Greci ai Romani, dai Longobardi ai Normanni, Svevi e Angioini. Cammino fino all’età contemporanea.

Le luci di sera sono discrete. Sono quelle dei ristorantini, dei bar o delle case restaurate e organizzate per far trascorrere al turista la notte fra i Sassi. Questa notte giunge suggerendo un futuro vicino, in cui la città ha tutte le risorse per crescere ancora, culturalmente ed economicamente.

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