Sembra un romanzo l’ordinanza emessa dal Tribunale di Napoli e firmata dal gip, Egle Pilla, un romanzo che ci racconta in maniera davvero chiara, nelle sue 296 pagine, come nella Regione Campania ha funzionato tra il 2008 e il 2013 il sistema degli affari pubblici. L’operazione condotta dalle forze dell’ordine martedì 14 luglio si chiama “Medea” come la tragica protagonista che uccise i suoi figli per vendetta e di tragedia si tratta anche questa, una tragedia di malaffare che coinvolge grossi nomi della politica casertana e campana.

L’ordinanza elenca immediatamente i suoi personaggi, ce li presenta. Luogo e data di nascita, residenza. Casal di Principe, Casapesenna, Caserta, Aversa, provengono tutti da lì. Poi passa a descriverne la condotta illegale e i rapporti che li legano fra loro.

Protagonista indiscusso e filo conduttore del racconto è Giuseppe Fontana, detto “Pinuccio”, 48 anni, nato a Casapesenna ma residente da anni a Caserta, imprenditore e trait d’union tra camorra e politica. È lui a rappresentare gli interessi nei vari affari di Michele Zagaria, il potente boss di Casale (al quale è legato anche da rapporti di parentela); è lui a sedersi, nonostante l’interdizione antimafia, ai tavoli dei vari Comuni e della Regione con alle spalle la forza intimidatrice che è capace di evocare il suo nome.

Pio Del Gaudio

Pio Del Gaudio

È Pinuccio insomma a muovere l’intera vicenda, a tessere la rete di interessi, a pagare le bustarelle. Ed è lui a mettere nei guai anche l’ex sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, che in questa storia si ritaglia un ruolo pressoché marginale: l’accusa che gli viene mossa è di aver intascato 30mila euro nella sua campagna elettorale da Fontana assicurandogli, in caso di elezione, sicuri appalti nell’ambito dei lavori pubblici nel settore idrico.

In cambio di appalti e tranquillità il boss Zagaria chiedeva il 5%: era questa la percentuale fissa corrisposta da Giuseppe Fontana e dagli altri imprenditori legati al clan (quanti di questi “5 %”, mi chiedo, ci sono voluti per alimentare l’enorme deficit che il Comune di Caserta ha accumulato negli anni, un buco di circa venti milioni di euro? La sovrattassa che dalle nostre parti i cittadini pagano inconsapevolmente).

Il romanzo però non segue solo il suo protagonista, ma a volte si lancia dietro a personaggi secondari raccontando le loro vicende marginali: c’è per esempio una pen-drive rinvenuta nel bunker di Michele Zagaria che Orlando Fontana, fratello di Giuseppe, paga 50mila euro a un poliziotto perché gliela consegni; c’è il responsabile del settore regionale che si occupava degli appalti idrici, Tommaso Barbato, ex senatore, principale fonte (sarebbe proprio il caso di dire) di notizie per il gruppo degli imprenditori collusi; c’è il brigadiere dei Carabinieri corrotto, Alessandro Cervizzi, che si aggira per le stazioni dei Carabinieri su indicazione dei clan per sistemare gli incartamenti; c’è l’ufficiale di Polizia giudiziaria, Silvano Monaco, che fa la stessa cosa muovendosi tra le Procure; c’è il prestanome, Carmine Lauritano, uomo di paglia utilizzato per scansare le interdizioni; c’è infine l’insospettabile, l’onorevole Carlo Sarro, che alla Camera è pure nella Commissione Antimafia. Avrebbe commesso diverse azioni per favorire le imprese riconducibili ai clan di Casale nelle gare d’appalto, insieme ad Angelo Polverino, altro consigliere regionale immischiato in altri precedenti inchieste.

Carlo Sarro

Carlo Sarro

Angelo Polverino (a destra)


Tante storie quindi, che si svolgono, si incrociano, tengono alto l’interesse di chi legge (come un buon romanzo dovrebbe fare).

Il colpo di scena è rappresentato dall’intervento di un pentito che fa la sua comparsa nel momento giusto, ossia dopo una ventina di pagine. Si chiama Massimiliano Caterino, detto o’ mastrone. Caterino è una specie di fratello per Michele Zagaria, o almeno lo era prima di decidere di pentirsi; un uomo di fiducia del boss capace di agire per suo conto e che conosce tutto il sistema. Per questo è capace di fornire agli investigatori la mappa precisa degli affari che riguardano il suo ex compare.

L’ordinanza riporta le deposizioni di Caterino che sono, agli occhi di un narratore, quell’intervento in prima persona capace di imprimere un cambio di marcia alla storia. E infatti è proprio così. Caterino racconta il carattere di Michele Zagaria, i suoi vizi e i suoi tic, racconta i legami che stringe, ma anche il suo modus operandi. Dimostrando in questo modo agli inquirenti di essere parecchio addentro all’organizzazione e quindi molto attendibile. È merito di Caterino se ci sentiamo direttamente traghettati all’interno del racconto, soprattutto perché lui lo fa in uno stile parecchio efficace, che è un parlato molto ignorante. Gli imprenditori assicuravano il 5% al boss per vincere gli appalti nella zona sotto il suo controllo, racconta Caterino, se invece la zona interessata ricadeva sotto la “giurisdizione” di un altro clan era compito di Zagaria o dei suoi accoliti prendere accordi. Per l’imprenditore la spesa era sempre del 5%, ma una parte della cifra andava all’altro clan, una parte che poteva variare a seconda dei rapporti di forza.dia

E infine ci sono i dialoghi, che in un buon romanzo non possono mancare, ossia le intercettazioni telefoniche e ambientali. Una serie di scambi di vedute intervallate da puntini che raccontano la mentalità di questi personaggi, la loro aggressività ma pure il loro sprezzo della legge e delle regole. Il denaro può comprare ogni cosa, non c’è nessuno che non sia disposto a vendersi.

L’Ordinanza

Il finale? Beh, quello è ancora tutto da scrivere. Riuscirà la magistratura a scrostare il marcio che soffoca la Campania? O anche questa operazione si tradurrà in un nulla di fatto? Esiste un modo per porre fine a questo legame intimo tra criminalità e politica? Esistono politici sufficientemente forti da riuscire a scardinare un sistema che sembra inattaccabile e capace di rinascere ogni volta più forte di prima?

Se fosse un romanzo potrei aspettarmi anche un happy end, ma un romanzo non è, è la realtà, e questo non mi fa essere per nulla ottimista.