È casertano uno dei registi italiani più interessanti dell’ultima generazione: si chiama Pietro Marcello e, dopo il successo di “La bocca del lupo” (che ha vinto il Torino Film Festival, il Nastro d’Argento, il David di Donatello per il miglior documentario), sarà in sala a fine ottobre con un nuovo film, che di sicuro farà molto parlare. Si intitola “Bella e perduta” e racconta con stile unico e originale, che mischia fiaba e mito, la storia di Tommaso Cestrone, meglio conosciuto come “L’angelo di Carditello”, il pastore che per tanti anni si è preso cura della Reggia di Carditello, un tesoro di architettura lasciato a marcire nell’abbandono e nell’incuria.

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Una vicenda piccola se vogliamo, ma straordinariamente esemplificativa dell’Italia in cui viviamo, un film indipendente, girato con poche risorse, ma originale e innovativo, che utilizza le atmosfere della fiaba per farsi denuncia civile, grido indignato di chi preferisce agire per cambiare piuttosto che assistere inerme allo scempio.

Pietro-Marcello

Pietro Marcello

Pietro, cosa della storia di Tommaso ti ha immediatamente colpito, qual è stata la prima cosa che ti ha fatto dire: qui c’è una storia che voglio raccontare?

«Mi ha fatto pensare a “L’uomo in rivolta” di Albert Camus, l’impegno etico di un uomo che si prende cura di un bene in abbandono per dovere. Ho colto immediatamente la valenza simbolica della sua vicenda: la Reggia di Carditello è situata in una corolla di tenebre, schiacciata tra le discariche, l’ultimo avamposto di bellezza di un territorio che è stato felix ma che ora non lo è più. Tommaso era cresciuto in queste terre, le conosceva bene, c’era un legame profondo tra lui e questa natura. Era pastore come suo padre, senza contare che per lui prendersi cura di un tale tesoro pareva una sorta di emancipazione. Il paradosso stava proprio in questo: lui, umile pastore, unico custode della bellezza.

Tommaso Cestrone

Tommaso Cestrone

Che tipo era Tommaso? Com’è stato lavorare con lui?

Non era certo un tipo facile, ma io sono abituato ad avere a che fare con persone difficili, mi piacciono, ne sono affascinato. C’erano tantissime contraddizioni in Tommaso, però era buono, e poi amava profondamente gli animali, aveva una spiccata sensibilità per la natura. Era stato una guardia zoofila e per questo ne aveva collezionate di minacce, perché non era certo il tipo che si faceva passare le violazioni sotto il naso. Dava fastidio, litigava spesso, aveva una natura intransigente che cozzava con la trascuratezza che lo circondava: Carditello doveva splendere, ne era quasi ossessionato. Era consapevole che l’albero era malato, però sapeva pure che le radici erano forti e sane e che l’albero poteva ancora rinascere.

Tommaso Cestrone si occupava della Reggia a proprie spese, ultimamente Alessandro Gassman sta provocatoriamente scendendo in strada per pulire Roma. L’assenza o la lontananza dello Stato – inteso come il soggetto economico che di queste cose dovrebbe farsi carico – non esiste quindi solo dalle nostre parti, è piuttosto diffusa.

Io credo che gli italiani con il tempo siano diventati piuttosto cinici. Siamo cresciuti nelle bellezze architettoniche e quindi abbiamo maturato una sorta di cecità. Le pale d’altare sono ovunque, eppure non le vediamo più o diamo loro una piccolissima importanza. Guarda Pompei, ma di esempi potrei fartene a centinaia. Un conto è cioè l’Italia che è bellissima, un conto sono gli italiani. In Italia questo atteggiamento cinico fa parte della storia, non a caso il Louvre è pieno di arte italiana, che è stata svenduta senza ritegno. Un posto come la Reggia di Carditello in qualsiasi altra zona d’Europa avrebbe avuto mille volte più considerazione. Invece da noi non si salvaguarda la bellezza, perché ce n’è tanta.

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Nel tuo film compaiono tanti simboli della Campania, c’è Pulcinella, il Vesuvio, c’è un bufalo (maschio e per questo ritenuto inutile). Come credi che un artista debba rapportarsi con quest’immaginario?

I simboli sono una ricchezza, possono essere un punto di partenza. Io cerco sempre nuovi linguaggi, faccio ricerca, ma mai fine a se stessa. Per me, oggi, ogni opera d’arte deve avere una ragione sotterranea che la spinga, non è più il tempo delle polluzioni notturne. Per me la storia di Tommaso Cestrone e della Reggia di Carditello ha una sua carica emotiva e civile che la rende fortemente simbolica e significativa. Lo spettatore è stato diseducato da decenni di pessima televisione, il mondo delle comodità ha trasformato le generazioni, in Campania come nel Veneto, o in qualsiasi parte d’Italia. Di questo ne sono consapevole, ma non spaventato. So che il mio è un film indipendente, piccolo, che sarà poco distribuito, ma non mi interessa. È una fiaba ma è genuina e vera, parte dalla realtà per raccontare quello che ognuno di noi è, un po’, nel profondo, forse nella parte più sana.