Ok, ormai sembra finita. Ma non è detta l’ultima parola! Le riprese di “Gomorra – La serie” sono state infatti l’argomento preferito di fine estate sui social network per chi vive a ridosso della metropoli partenopea. Riprese negate, riprese autorizzate, riprese chiacchierate, riprese annunciate, riprese smentite. Ma pur sempre di una serie tv si tratta, una fiction che porta sugli schermi un argomento da sempre foriero di successo, sin dai tempi de “Il Padrino”.

Roberto Saviano

Roberto Saviano

Ma perché tanta attenzione intorno a Gomorra? Sicuramente perché la serie tv ha la benedizione di Roberto Saviano, il giornalista guru degli anni 2000, che ha legato indissolubilmente il suo nome e la sua carriera alla diffusione della conoscenza dei sistemi criminali tra Napoli e Caserta, al punto che Casalesi, Scissionisti, Spagnoli, Moccia, Nuvoletta e molti altri gruppi oggi afferiscono al vocabolario comune. E poi perché Gomorra è diventata la serie più venduta della storia, essendo diffusa in 113 Paesi del mondo. Ma anche perché ha creato una dipendenza dai suoi personaggi sebbene lo sceneggiatore Stefano Sollima abbia voluto prendere le distanze da questo pericolo, sin dai primi episodi andati in onda nel 2014, quando ebbe occasione di dichiarare: «Se i meccanismi di narrazione appassioneranno lo spettatore e lo inchioderanno, la verità sottostante gli consentirà di mantenere una visione non contaminata. Nessuno vedrà nei personaggi della serie altro da quello che sono. Nessuna identificazione e meno che mai emulazione. Semmai conoscenza e consapevolezza».

Antonio Poziello

Non la pensa così Antonio Poziello, neoeletto sindaco di Giugliano, che da Facebook annuncia: «Giugliano non è Gomorra. La serie tv non mi piace. Questione di gusti, certo. La ritengo, a dispetto certamente delle intenzioni degli stessi autori, diseducativa. Che esalti il ruolo dei “cattivi”, generando emulazioni tra bande di ragazzini sbandati. Creando eroi negativi che divengono modelli da imitare. Nell’eloquio tutt’altro che immaginifico. Nell’abbigliamento. Nella condotta a-morale. Gomorra fotografa certamente uno spaccato di società partenopea, ma non ci aiuta a sconfiggerla. Anzi!».

È solo uno dei tre sindaci del Napoletano che ha vietato le riprese a Gomorra. Con lui ci sono infatti Raffaele Lettieri, primo cittadino di Acerra e il loro collega di Afragola, Domenico Tuccillo.

Ad avere autorizzato le riprese è stato invece il sindaco di Mugnano di Napoli, Luigi Sarnataro, che sempre su Facebook si schiera su posizioni diametralmente opposte a quelle di Poziello: «Sono fermamente convinto che parlare di camorra, raccontarne le dinamiche, sia sempre utile. Il problema sorge quando la camorra la si nega, la si nasconde. Il tentativo di censurare l’arte, in ogni sua forma, non ha mai portato a nulla di positivo. La lotta alla camorra deve partire dalle scuole e dalle istituzioni, che devono recuperare il loro ruolo educativo, non può essere certamente affidata ad una serie televisiva che non è altro che arte». Come lui, anche Nicola Marrone, sindaco di Portici, ha accettato di far diventare la città set per la serie tv, specificando che la sua decisione nasce dalla volontà di una collaborazione istituzionale con la Film Commission della Regione Campania.

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Chissà quale scelta sia stata più saggia, visto che Gomorra viene esportata in tutto il mondo e, se da un lato può contribuire ad affermare l’immagine negativa di un territorio, dall’altro potrebbe anche far arrivare in periferia i numerosi turisti del capoluogo partenopeo, come accade in Sicilia grazie a serie come “Il capo dei capi” e “Squadra antimafia”, che hanno portato a Catania e Palermo nuovi visitatori appassionati di cinema e fiction.

Dal canto suo, Saviano replica su La Repubblica: «Ci sono Comuni, come Giugliano, che si rifiutano di diventare set di se stessi. Impauriti di guardarsi nello specchio che il racconto tv gli metterebbe di fronte. Come se bastasse non vedere per cancellare il problema. Mi dicono: “Roberto, i ragazzini della paranza criminale parlano come Jenny”. Curioso rovesciamento della realtà: il gergo dei piccoli boss di Gomorra è preso (spesso letteralmente) da intercettazioni e atti giudiziari».  E aggiunge: «Preoccupa l’idea che parlare della camorra possa far male all’Italia, e dunque meglio tacere».

Gomorra 2

Resta dunque la domanda del perché negare le riprese a una serie tv, se – ad esempio – nella prima serie della fiction un episodio era stato quasi interamente dedicato alle elezioni amministrative della cittadina giuglianese, pur non essendo stato girato a Giugliano. L’auspicio di Poziello è che gli autori vorranno avere un rispetto e una considerazione della città diversi da quelli che le hanno tributato in precedenza. «In caso contrario – sostiene – siamo pronti a portare la produzione in tribunale. Giugliano è una città con luci e ombre. Ricca di contraddizioni, che vuole lasciarsi alle spalle l’onta del commissariamento per infiltrazioni camorristiche. Che cerca occasioni di riscatto. Ma, soprattutto, Giugliano è diversa e distante dalla rappresentazione che ne ha dato la serie Gomorra».

Speriamo che a pensarla – e a viverla – così sia soprattutto il popolo giuglianese e dell’hinterland napoletano. Così ci godremo “Gomorra – La serie” come un simpatico racconto di finzione, come si conviene.