Forse ai più il nome di Vittorio Pisani non dice molto, ma è a lui che va ascritto il merito della cattura, in meno di 12 mesi, di due superlatitanti come Antonio Iovine, in arte ‘o ninno e Michele Zagaria, detto la primula rossa, l’autore della svolta imprenditoriale del clan dei Casalesi.

Vittorio Pisani è stato fino al 2011 capo della Squadra Mobile di Napoli, ma ha iniziato a far parlare di sé dal 2009 quando, in un’intervista al magazine del Corriere della Sera, affermò che Saviano, secondo il parere espresso dalla Squadra Mobile da lui coordinata, non avrebbe avuto diritto alla scorta. Ed era la prima volta che qualcuno – e, inoltre, un uomo dello Stato – andasse contro il fenomeno Saviano.

La bufera sul poliziotto però si abbatte nel 2011 quando, poco prima dell’arresto di Zagaria, viene accusato di abuso d’ufficio, falso e favoreggiamento per una fuga di notizie che avrebbe consentito all’imprenditore della ristorazione, Marco Iorio, ritenuto vicino alla famiglia di usurai dei Potenza, di dimostrare la sua estraneità ai fatti. Su Pisani piovono così le accuse del collaboratore di giustizia Salvatore Lo Russo, detto ‘O capitone, dapprima informatore del poliziotto (da cui il soprannome di ‘O spione) e poi suo acerrimo accusatore. L’allora capo della polizia Manganelli decise dunque di trasferire Pisani alla Centrale Operativa della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Roma (Sco).

È evidente che Pisani sia “un uomo scomodo”, come lo definisce Arnaldo Capezzuto nel suo blog su Il Fatto Quotidiano e che, in quanto tale, sia un personaggio ideale per una fiction televisiva. Nasce così il progetto, ideato da Ettore Bernabei per Lux Vide (quelli di Don Matteo e del ciclo di film biblici trasmesso dalla Rai dal 1992, per intenderci), che avrebbe dovuto essere realizzato già nel 2011, ma furono proprio le accuse mosse da Lo Russo a dettare un freno. Dopo l’assoluzione in primo grado di Pisani, la Lux Vide ha ripreso in mano la sceneggiatura, affidandone la direzione a Giulio Manfredonia (già regista di film campione d’incassi come quelli di Antonio Albanese e Si può fare). E così l’8 settembre 2014 sono iniziate a Casal di Principe le riprese di Sotto Copertura, la miniserie in due puntate trasmessa di recente sulla RAI dopo averne spostato la messa in onda già tre volte, alla ricerca di una collocazione che possa renderle giustizia.

Alle riprese, svolte tra Casal di Principe, Frignano e altri luoghi dell’Agro aversano, non fu ammessa la stampa fatta salva qualche eccezionale “imbucata” viste il 2 e 3 novembre in prime time su Rai Uno. Il motivo? Le critiche che i partiti di opposizione avevano rivolto alle amministrazioni comunali per avere concesso di girare in luoghi che sarebbero così apparsi come città di camorra. E di Gomorra!

Se è vero però che non mancano i luoghi comuni, come quello di un paese pronto ad inabissare ogni indizio che possa condurre al boss, è pur vero che la fiction, in definitiva, mette in luce la presenza di schieramenti contrapposti all’interno delle città dell’hinterland tra Napoli e Caserta. E, in questo, non si allontana molto dalla realtà che la cronaca troppo spesso ci ha riportato.

A interpretare Michele Romano (alias di Pisani nella fiction) avrebbe dovuto essere il napoletano Alessandro Preziosi, il quale si è però tirato fuori dai giochi poco prima delle riprese e che è stato dunque egregiamente rimpiazzato da Claudio Gioè, con un curriculum di tutto rispetto nel settore poliziesco. Nella squadra anche il bravo Simone Montedoro, popolare al grande pubblico per avere interpretato il commissario amico/antagonista di Don Matteo. Tanti inoltre i volti popolari scelti per riempire le scene girate nel Napoletano ed eccellente il lavoro svolto alla regia da Giulio Manfredonia e dalla sua squadra.

Simone Montedoro

Simone Montedoro

Giulio Manfredonia

Giulio Manfredonia

Con Sotto Copertura è arrivata in tv una storia di riscatto dove, alla fine, i buoni vincono e i cattivi perdono. «È la storia – sostengono i Bernabei – di chi per un modesto stipendio rischia la vita, non conosce né sabati né domeniche e qualche volta è costretto a pagare di tasca propria per la benzina dell’auto di servizio».  Anche perché nella realtà Pisani ha davvero vinto: è di qualche giorno fa la sua assoluzione anche in appello. Resta il dubbio però se ora potrà riprendere in mano le indagini sugli affari dei clan del Napoletano e del Casertano e provare così a porre a questa brutta storia la parola “fine”.