Renato Franco Natale, rieletto nuovamente sindaco di Casal di Principe il 9 giugno 2014, da anni impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, sta provando a far rinascere questo territorio infangato dalla camorra, che, tra le tante colpe di cui si è macchiato, annovera anche l’uccisione del parroco don Peppe Diana, avvenuto nella sua chiesa, a Casal di Principe, per mano del clan dei Casalesi, il 19 marzo del 1994. Un uomo coraggioso, divenuto ormai un simbolo, che testimoniò la speranza della rinascita di un popolo, libero dai lacci della criminalità organizzata, individuato come bersaglio della camorra proprio per questa sua testimonianza.

Il suo meraviglioso verso, che testimonia l’impegno contro la camorra, scritto insieme agli altri parroci della forania di Casal di principe, recita: «Per amore del mio popolo non tacerò».

12200607_10206673878118924_42543833_nNon tacere significa «raccontare – come dice Roberto Saviano – e raccontare significa amare la propria terra». Don Peppe sarà ricordato in tutta la Campania e non solo, come un uomo che amava la sua terra ed è andato incontro alla morte senza aver avuto timore di parlare e denunciare quello che il suo paese subiva.

Quando fu ammazzato don Peppe aveva solo trentasei anni ed erano trascorsi pochi mesi dall’elezione di Renato Natale come sindaco della città. Oggi il primo cittadino di Casal di Principe ha ripreso in mano le redini del Comune, con una grossa eredità sulle spalle.

Ho avuto il piacere di incontrare Renato Natale nella sua città ed è stato come ricevere un regalo, uno di quei regali che sei sicura di conservare per tanto, tantissimo tempo.

Sindaco, cos’è cambiato dal 1994 ad oggi nella sua città?

«Sono stato brevemente sindaco di Casal di Principe tra la fine del 1993 e l’anno 1994, ma mi fecero decadere con il passaggio di tre consiglieri comunali all’opposizione. La morte di don Peppe avvenne a metà di questo mandato ed è un momento di svolta, non solo per me, ma per l’intero paese. Ci sono stati movimenti di resistenza alla criminalità organizzata che aveva ormai occupato tutti gli spazi della vita sociale (politica ed economica). Una storia di resistenza che parte agli inizi degli anni ’80, sviluppandosi per oltre un decennio. Protagonisti di quella storia di resistenza sono state: la sezione locale del Partito comunista, con i suoi militanti e i suoi consiglieri comunali, e la Chiesa, che in alcuni momenti aveva partecipato e collaborato alla direzione di questi movimenti. La prima iniziativa contro la Camorra risale al gennaio del 1984. Organizzammo una manifestazione in un clima di assedio. La camorra era già diventata molto potente e influenzava una parte considerevole del paese. La criminalità organizzata condizionava, in tutte le zone del Casertano, la politica, l’imprenditoria e le vite degli abitanti. Si cercava di resistere, di organizzare iniziative pubbliche, manifestazioni, ma la camorra rimaneva sempre la realtà più potente, tanto da arrivare ad uccidere un parroco nella sua Chiesa: don Peppe Diana. Solo dopo la morte del parroco di Casal di Principe la reazione della gente e dello Stato è stata molto forte».

Casal di principe, dopo il ciclone Gomorra, sta provando a rinascere…

12200689_10206673858998446_12350584_n«Devo fare i conti con un grave dissesto finanziario. Stiamo vivendo la ripresa, ma è difficile, perché ci troviamo senza risorse necessarie per attuare cambiamenti più radicali. Bisogna elaborare soluzioni in molti settori: nel servizio idrico, nell’apparato scolastico, attraverso il rilancio dell’immagine e lo sviluppo del territorio. La politica e le istituzioni devono fare qualcosa di più. Il Governo deve aiutarci. Abbiamo bisogno di risposte chiare e precise. Noi come cittadini stiamo mostrando di voler dare un’immagine, un’identità diversa del nostro paese, ma abbiamo bisogno dell’aiuto delle istituzioni. Se non c’è questo ci si degrada dentro. Ma c’è bisogno anche di una rivoluzione culturale, di mentalità. La missione che ci siamo dati negli ultimi anni è quella di recuperare l’identità vera di questo paese che non è quella creata dal fenomeno criminale.

A Casal di Principe c’è stata una storia di resistenza incredibile di tutti coloro che hanno combattuto e sono caduti per salvaguardare la democrazia. Questa è una terra di anti camorra. Storie di vera e propria resistenza alla camorra vengono da persone come Domenico Noviello, Federico del Prete e Antonio Cangiano».

L’Italia è un paese che ha bisogno di eroi?

«Diceva Bertol Brecht: «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi». In un paese dove tutti fanno il loro lavoro, danno il proprio contributo e portano avanti la loro azione, non c’è bisogno di nessun eroe, anzi sarebbe assurdo pensarlo. Ma non posso negare che la morte di don Peppe, la sua terrificante uccisione, ha smosso le coscienze».  

Lei non è andato via dalla sua terra? Chi glielo fa fare?

12202120_10206673859958470_1730399849_n«Sono nato e cresciuto qui, non sarei stato capace di vivere in un altro modo. Mi sono ritrovato qui, a fare delle scelte, a percorrere una strada e ad andare avanti.

La forza per opporsi al potere del fenomeno mafioso viene soprattutto da tutti i cittadini, ragazzi e ragazze che si impegnano ogni giorno in questa battaglia. Non bisogna assolutamente confondere il termine Casalesi con quello del clan che si è appropriato, con una vera e propria dittatura militare, del nostro paese. Ora stiamo cambiando, è percepibile questo cambiamento e ne sono orgoglioso. Chiunque verrà dopo di me dovrà continuare questo percorso».

Sindaco lei non ha la scorta?

«Ho rifiutato molti anni fa la scorta, qui la scorta non serve. Bisogna combattere questa battaglia tutti insieme, senza sentirsi, ripeto, eroi. Non sono un eroe sono un cittadino che si batte per il suo paese e porterò avanti questa mia azione. La scorta non serve a niente, l’abbiamo già sperimentato».  

Il fenomeno criminale riguarda solo l’intero meridione?

«Il rapper campano Lucariello ha inciso la nuova colonna sonora del telefilm andato da poco in onda Sotto Copertura. La canzone si intitola Miettice’ a faccia e c’è un passo del brano che dice: «Stu stival è tutt ‘e ‘ugual, si staje ‘e cas a Casale o a Milano». Ciò penso dica tutto».