Nel considerare che le eccellenze non si penalizzano bensì si valorizzano, un’attenzione profonda deve essere rivolta a un nostro patrimonio immenso, non solo di tradizione storica, ma anche e soprattutto di identità culturale. È necessario prendere piena coscienza di essere i testimoni e ancor più i depositari, da più di due secoli, di un’arte locale unica e mai finita: la preziosissima Porcellana di Capodimonte. Questa rappresenta una delle massime espressioni dell’abilità plastica e pittorica degli artigiani partenopei.

images (2)Dove e quando la sua genesi? Nella metà del ʼ700, Napoli, splendida capitale del regno borbonico e terza capitale europea, conosce un periodo di grandi primati, divenendo terza città industriale d’Italia. In questo fervido scenario s’inserisce la Real Fabbrica della Porcellana, fondata nel 1743 dal re Carlo III di Borbone e sua moglie Maria Amalia di Sassonia. L’edificio, ubicato nell’omonimo bosco ai confini della Reggia di Capodimonte, è ricavato dal riadattamento dei locali destinati a ricovero della Guardia Maggiore ed è realizzato dall’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice, col fine di creare a Napoli l’equivalente della manifattura tedesca di Meissen.

Tra i primi celebri addetti ci sono: il chimico Livio Scheperimages (3)s e il decoratore Giovanni Caselli. Purtroppo nel 1759, per ragioni dinastiche, Carlo si reca in Spagna e porta con sé gran parte dei materiali e delle maestranze, ma vedrà deluse le proprie aspettative artistiche. Nel 1771 il figlio e successore Ferdinando IV fonda la Real Fabbrica Ferdinandea con sede prima nella Reggia di Portici, poi a Napoli nel 1773, applicando i più moderni criteri organizzativi. Il suo marchio sarà “FRM” sormontato da una corona, poi da una “N” incoronata. In seguito alla dominazione francese, nel 1806, le vicissitudini politiche portano alla chiusura della Fabbrica. Comunque, le numerose maestranze, consce dell’importante tradizione da tramandare e della propria formazione professionale decidono di continuare quest’arte antica del settimo fuoco. Da fine Ottocento fabbriche artigianali (Mollica, Visconti ed altre) portano avanti la tradizione.

downloadDopo il doveroso tuffo nella genesi storica, poniamo l’attenzione su altri elementi. Il primo punto da evidenziare è la qualità insuperabile della pasta, data dall’assenza del caolino (difficile da modellare), non presente in Italia, sostituito dalla combinazione di varie argille provenienti dal Sud Italia, in particolare dalla Calabria e precisamente dai centri di Fuscaldo e Pargheria. Questo prodotto partenopeo di notevole qualità è chiamato a pasta morbida e ha caratteristiche peculiari uniche: tenerezza, splendido colore bianco-latteo, grana finissima, traslucida; inoltre, la vernice di copertura dall’inconfondibile effetto vitreo, uso di colori vellutati e l’esecuzione a punta di pennello specifica del Caselli. Elementi che concorrono a creare un’armonizzazione innegabile di forme e di colori rispetto a quella più celebre francese e nord-europea. A confronto di queste ultime conquistiamo l’eleganza delle forme, la raffinatezza degli effetti pittorici, l’originalità dei decori. Inoltre, le nostre porcellane hanno come contrassegno il giglio borbonico azzurro.

Si deve mettere ancora in luce che la tradizione Ferdinandea, superiore rispetto a quella paterna, con cui spesso viene confusa, si configura come una vera e propria Scuola d’arte. Essa ha formato un’intera generazione di artisti che non solo ha presentato tecniche nuove, ma potenziato un settore come quello presepiale, altra eccellenza mondiale. Perciò, diventa indispensabile pretendere maggiore visibilità e fondi da destinare a qualcosa che, per atto di nascita, si pone in linea di continuità con il glorioso passato. Stiamo parlando dell’Istituto “Giovanni Caselli”.

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Nato nel 1961 con decreto del Presidente della Repubblica, allo scopo di «continuare l’antica tradizione artigianale, ma anche di ideare e sperimentare innovazioni nel settore», il ‘Giovanni Caselli’ rappresenta la Scuola di Ceramica di Capodimonte, ubicata nel medesimo antico edificio voluto da re Carlo III, l’unica a formare tecnici ceramisti. La Scuola lo scorso anno ha rischiato l’accorpamento con l’Istituto “Melissa Bassi” di Scampia cosa che avrebbe comportato laimages (1) perdita della sua unicità ed identità. A testimonianza dell’unicità storica, il 20 marzo del 1987 l’Istituto ha provveduto al brevetto del Giglio Borbonico, nonché della dicitura “Giovanni Caselli – Capodimonte”, da usare anche disgiuntamente. Infine, per l’Istituto Caselli è stato avviato un iter finalizzato alla denominazione di Scuola Museo e Scuola a carattere raro.

In conclusione, l’intera comunità deve concorrere ad una diffusa strategia promozionale, volta ad incrementare l’attenzione anche internazionale su questo tesoro che può costituire un valido attrattore turistico e contribuire a far conoscere ed apprezzare il design e il marchio dell’Arte delle Porcellane di Capodimonte. Sarebbe opportuno delineare, in concerto con le associazioni di categoria, un percorso di rivalutazione e di espansione nel mondo, ma ancor di più rendere viva la difesa di questa nostra prestigiosa, unica e geniale tradizione di artigianato partenopeo.